I frutti della Pentecoste: il dono dello Spirito Santo radice di unità

Una nuova Pentecoste per Gerusalemme. A seguito di un dialogo con il patriarca dei latini di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, vari Movimenti ecclesiali e Nuove Comunità presenti in Terra Santa hanno lavorato insieme, in modo sinodale, per la realizzazione della Veglia di Pentecoste 2022, sperimentando la gioia di sentirsi un solo corpo nella Chiesa, animato e rinvigorito dal soffio dello Spirito Santo

Il 4 giugno 2022 si è tenuta nella chiesa di Saint Vincent de Paul di Gerusalemme una veglia di Pentecoste, organizzata per la prima volta dai fedeli dei vari Movimenti ecclesiali e delle Nuove Comunità presenti in Terra Santa. Un’occasione unica per ritrovarsi e conoscersi meglio, per camminare insieme e sentirsi membra di un unico corpo, perfettamente in linea a ciò che propone il processo sinodale in corso.

Tra le realtà presenti il Cammino Neocatecumenale, Canção Nova, Communauté Chemin Neuf, Communauté de l’Emmanuel, Communauté des Béatitudes, Comunidade Católica Shalom, Comunione e Liberazione , Koinonia Giovanni Battista, Movimento dei Focolari, Regnum Christi, Servidores del Evangelio de la Misericordia de Dios (Al Nord a Nazareth), Teresian Institution. L’iniziativa lanciata, nei mesi precedenti dal Patriarca dei latini di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, ha visto coinvolte diverse realtà della Chiesa locale che, con grande entusiasmo, durante la settimana che precede la Pentecoste hanno dato vita a dei veri e propri “cenacoli”, dei momenti in cui, in piccoli gruppi, è stato possibile, incontrarsi, pregare, cantare, leggere il Vangelo e vivere insieme “l’attesa”, proprio come i discepoli e Maria prima di loro.

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“Trovo che sia un frutto positivo di questo Sinodo – ha detto il Patriarca Pizzaballa nel suo discorso durante la veglia – perché forse per la prima volta è riuscito a fare condividere insieme percorsi di fede che prima non si incontravano così facilmente. (…) In un contesto, anche ecclesiale, fatto di tante distinzioni e fatiche, ringraziamo il Signore per questo piccolo ma significativo frutto di condivisione nella Chiesa, che mi auguro continui anche dopo la Pentecoste”.

La veglia si è trasformata in una vera festa, un momento di grande scambio, in cui si sono alternati canti, preghiere e testimonianze su come il dono dello Spirito Santo abbia agito nella vita del popolo di Dio, donando a ciascuno la grazia dell’incontro con i vari carismi. Quello con il Movimento dei Focolari, ad esempio, ha permesso a Marcel e Boulos di vivere con speranza la perdita del figlio Jack, a soli 15 anni; quello con il carisma di don Giussani ha cambiato la vita di Sobhy, e la Comunità dell’Emmanuele ha sostenuto il matrimonio di Jean e Agnes in un momento di grande crisi. José Pablo, invece, ha raccontato dell’abbandono del padre e della sua ribellione alla fede, fino all’incontro con il Cammino Neocatecumenale.

La liturgia della Pentecoste ha rivelato quelli che sono i frutti dello Spirito Santo in ciascuno, Spirito che, ha continuato Mons. Pizzaballa, “è l’intimità di Dio in persona, ed è colto solo da chi ha una interiorità aperta e consapevole. Alla nostra Chiesa, alle nostre comunità e a ciascuno di noi, che ci smarriamo a volte in dinamiche superficiali, lo Spirito insegna l’interiorità, che ci consente di vedere in profondità, e perciò anche di partecipare al bello, alla gioia, alla vita che davvero scorre in mezzo a noi”.

La più grande ricchezza, che una volta ricevuta, acquista ancor più splendore se si è capaci di ridonarla al mondo, come accadde ai discepoli nel cenacolo, chiamati a parlare nuove lingue, ad essere testimoni nel mondo della risurrezione di Cristo.

“Lo Spirito, inoltre – ha concluso il Patriarca – ci ricorda la relazione aperta a Dio e agli altri, la lingua nuova della comunione al di là di ogni divisione e discordia. Sento che abbiamo bisogno di crescere di più su questo punto. (…) in questa nostra società frammentata, lacerata, divisa, conflittuale, a volte addirittura ostile, può essere rassicurante ripiegarci dentro i confini delle nostre rispettive comunità (…). Tutto ciò è umanamente comprensibile. Lo Spirito Santo, tuttavia, ci spinge fuori, a rendere ragione della speranza che è in noi (cf. 1Pt 3,15), a diventare testimoni. Significa concretamente impegnarsi per l’unità. Nella nostra Chiesa, tra i Movimenti, tra le nostre diverse realtà ecclesiali, fatte di culture, lingue e nazionalità diverse. (…) Lo Spirito ci chiama ad amare l’altro, a farcene carico, a sentirlo parte di sé”.

Maria Grazia Berretta