Movimenti e nuove comunità con il Patriarca di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa - 09/11/21 (8)
photo by: Gianfranco Pinto

Il Sinodo 2021-2023 indetto da Papa Francesco è l’occasione per rimettersi in ascolto e in dialogo con l’altro, certi che, in solitudine, non si va da nessuna parte. È la possibilità, come ribadisce in più occasioni il patriarca di Gerusalemme, Monsignor Pizzaballa, di ritrovare la vera identità della Chiesa,  il suo essere “universale” per costituzione fin dal principio.

“Mentre ci accingiamo ad iniziare questo cammino, siamo più consapevoli che mai che noi, tutti insieme, come discepoli di Cristo in questa Terra, che è la Sua casa, siamo chiamati ad essere suoi testimoni. Ricordiamo che il suo più grande desiderio è quello che noi siamo uno (cfr. Gv 17).”

È quanto si legge nella lettera del 26 gennaio 2022 inviata dagli ordinari cattolici  ai capi delle Chiese cristiane in Terra Santa riguardo al Sinodo 2021-2023 indetto da Papa Francesco dal titolo “Per una Chiesa sinodale. Comunione, partecipazione, missione”.

Con il desiderio esplicito di informare e coinvolgere i fratelli delle altre comunità ecclesiali locali in merito all’articolato percorso sinodale avviato anche in Terra Santa, il patriarca di Gerusalemme dei Latini, Pierbattista Pizzaballa, che firma il testo, sottolinea l’importanza dell’ascolto reciproco per crescere insieme in questo cammino di comunione.

Uno sguardo alla missionarietà di una Chiesa “universale”, in particolare quella di Gerusalemme, di cui il patriarca aveva parlato il 9 novembre 2021, durante un incontro con i movimenti ecclesiali e le nuove comunità presenti in Terra Santa a seguito dell’apertura del cammino sinodale:

“La nostra Chiesa, la Chiesa di Gerusalemme è nata al Cenacolo, a Pentecoste, ed è nata, già allora, come Chiesa universale e locale allo stesso tempo. (…) soprattutto in questi ultimi anni, si è arricchita di tanti carismi in più. Per questo motivo la vostra presenza qui non è soltanto un dono, un segno della Provvidenza (…), ma fa parte di un desiderio di Dio, del Signore, perché questa dimensione dell’universalità sia sempre presente”.

Movimenti e nuove comunità con il Patriarca di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa - 09/11/21 (5))
photo by: Gianfranco Pinto

Partecipi a questo momento di grande scambio e condivisone il Movimento dei Focolari, il Cammino Neocatecumenale, Canção Nova, le comunità Chemin Neuf, Emmanuel e Béatitudes, Comunione e Liberazione, Koinonia Giovanni Battista, i Piccoli Fratelli dell’Accoglienza, Regnum Christi, i Servidores del Evangelio de la Misericordia de Dios, la comunità Shalom e l’Istituzione Teresiana.

Tutti insieme hanno potuto ascoltarsi, dare testimonianza della propria esperienza e, con il prezioso aiuto del patriarca, capire meglio come affrontare il Sinodo a livello locale e quale posto specifico occupano le nuove comunità e i movimenti in questo processo.

Mons. Pizzaballa, nel rispondere a varie domande, condivide  il suo pensiero sulla sinodalità che “non è soltanto ascoltarsi. La sinodalità è uno stile – dice-  un modo di stare nella vita, nella Chiesa, ma anche fuori dalla Chiesa. È un atteggiamento. E l’ascolto, il dialogo sono espressione di questo (…)”.

Secondo il patriarca latino di Gerusalemme è necessario porsi delle domande: come la sinodalità, in quanto stile, atteggiamento, sia vissuta in ciascun movimento e realtà e, in particolare, come la sinodalità sia un processo che si fa “strada” proprio lì, nel luogo in cui si vive. Inoltre, rievocando le parole-chiave scelte da Papa Francesco, ossia comunione, partecipazione e missione, sarebbe importante capire quale, tra queste, ciascuna realtà incarna maggiormente, affinché ognuno possa dare il suo contributo e donarsi, tenendo i piedi ben ancorati a quel contesto così complesso e, al contempo, così rigoglioso che è la Terra Santa.

Movimenti e nuove comunità con il Patriarca di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa - 09/11/21 (7)
photo by: Gianfranco Pinto

Questo cammino comincia certamente all’interno delle varie famiglie, case religiose, parrocchie, movimenti e realtà ecclesiali ma l’idea centrale è quella di non rimanere chiusi in sé stessi, piuttosto di uscire, di aprirsi all’altro, conoscersi meglio, sostenersi, lavorando- dice il patriarca ai movimenti e alle nuove comunità- in “cross platform”, andando al cuore dell’esperienza di “comunione” della Chiesa universale, l’esperienza che, più di altre sembra davvero difficile vivere in Terra Santa.

“Per comunione io intendo la coscienza di appartenenza, di un dono ricevuto, di una gratuità, di una vita inserita dentro l’altro, dove uno è parte dell’altro e l’altro parte di sé. Tutto questo scaturisce dall’esperienza dell’incontro con Gesù. (…) dopo aver incontrato il Signore e aver fatto esperienza della salvezza tu capisci che questa esperienza diventa completa, profonda, quando viene condivisa in una comunità (…). Una volta che hai fatto questa esperienza, essa ti nutre, ti sostiene, anche là dove tu non riesci ad andare oltre un certo limite, per via delle difficoltà.(…) È qualcosa che ti è stato donato e senti anche il bisogno di condividerlo. Questa è la comunione”.

Un desiderio profondo che si rinnova nelle parole di questa lettera inviata dagli ordinari cattolici ai capi delle varie Chiese cristiane in Terra Santa ed apre gli orizzonti, sottolineando anche la volontà di crescere nella fraternità e arricchirsi della saggezza altrui.  

La possibilità di ‘stare insieme’: questo è l’auspicio del cammino sinodale, un momento che ha il sapore di un pasto condiviso, di un dolore che si abbraccia in gruppo, di una gioia che non può aspettare di essere raccontata; è l’incedere dei discepoli di Emmaus che, benché delusi e tristi, camminano insieme e, nella comunione, si sostengono, finché il Risorto non si accosta a loro. L’occasione da non perdere, quella per riconoscerlo in mezzo a noi.

Maria Grazia Berretta